Diritto di famiglia e tutela della persona

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OSTACOLARE IL RAPPORTO DEI FIGLI CON IL PADRE COSTITUISCE REATO?

Costituisce reato la condotta della madre che elude il provvedimento del Giudice che impone alla stessa un obbligo di collaborazione onde consentire al padre il diritto di visita del figlio.

 Così si è pronunciata recentemente la Corte Suprema di Cassazione (Sezione IV Penale, sentenza 14 maggio 2019 n. 23830).  

Il genitore affidatario della prole, infatti, è tenuto sempre a favorire, salvo che sussistano gravi e giustificati motivi, gli incontri fra padre e figlio.

La Corte di Cassazione sul punto precisa che:

– la madre e il padre sono due figure centrali per la crescita del minore e impedire il rapporto con uno di questi potrebbe avere effetti estremamente negativi sulla personalità del minore;

– subordinare l’incontro con il padre al pagamento degli assegni di mantenimento arretrati non costituisce una valida motivazione per non ottemperare a quanto disposto dal Giudice. Anche tale condotta potrebbe integrare il reato di cui all’art. 388 c.p. e conseguentemente determinare la condanna della madre.

Nel caso posto all’attenzione della Suprema Corte, il contegno ostruzionistico e manipolativo assunto dalla madre ha altresì determinato la mancata concessione dei doppi benefici all’imputata (sospensione condizionale della pena e non menzione nel casellario giudiziale) stante la sussistenza di un giudizio negativo sulla personalità e sulla pervicacia della condotta posta in essere della stessa.

NEL RAPPORTO DI COPPIA CONIUGALE ESISTE UN DIRITTO ALL’AMPLESSO?

La Corte Suprema di Cassazione si è recentemente pronunciata sul punto precisando che a nulla rileva l’esistenza di un rapporto di coppia tra le parti (sia coniugale che para-coniugale), in quanto non esiste un diritto di esigere e/o di imporre rapporti sessuali.

Integra, pertanto, il reato di violenza sessuale non solo la condotta posta in essere in presenza di un manifesto dissenso della vittima, ma anche quella realizzata semplicemente in assenza di consenso esplicito e/o tacito.

La Corte Suprema di Cassazione (Sezione III Penale, sentenza 19 marzo 2019 n. 42118) si è recentemente pronunciata sul punto precisando che a nulla rileva l’esistenza di un rapporto di coppia tra le parti (sia coniugale che para-coniugale), in quanto non esiste un diritto di esigere o di imporre rapporti sessuali.

Integra, pertanto, il reato di violenza sessuale non solo la condotta posta in essere in presenza di un manifesto dissenso della vittima, ma anche quella realizza semplicemente in assenza di consenso.

La Corte di Cassazione ha altresì precisato che l’errore sul dissenso a compiere e/o subire atti sessuali costituisce comunque un errore inescusabile.

Del resto, nel nostro ordinamento non esiste alcun onere, nemmeno implicito, di esprimere il dissenso. Anzi, si deve ritenere che il dissenso sia da presumersi.

Si consideri inoltre che l’attenuante della minore gravità del fatto di cui all’art. 609 bis comma 3 c.p. è applicabile solo qualora considerando i mezzi, le modalità esecutive e le circostanze dell’azione, si possa ritenere che la libertà sessuale della vittima del reato sia stata lesa in misura lieve.